Nelle medicine tradizionali europee come quella rumena e quella  francese la Veronica Officinalis ha sempre occupato un posto di rilievo. Legata fin dal medioevo all’immagine di Santa Veronica, colei che guarì da tutti i mali dopo aver toccato il mantello di Cristo (Atti di pilato cap.VII) Utilizzata da secoli nelle preparazioni erboristiche, quest’oggi dedicheremo l’editoriale alla scoperta delle proprietà di questa pianta.

Aspetto botanico

La Veronica Officinalis è una pianta erbaceo-suffruticosa cioè simile ad un arbusto formata da parti legnose. Appartiene alla famiglia delle scrofulariacee, è caratterizzata da un portamento strisciante e da graziosi fiori blu che hanno sempre affascinato gli studiosi. I fusti ricchi di nodi sono ricoperti da una soffice peluria e da foglie ovali poste a due a due. La Veronica Officinalis cresce spontanea in terreni sabbiosi e ricchi di argilla, predilige un’esposizione soleggiata, un clima caldo e umido.

Proprietà erboristiche 

Come mostra uno studio pubblicato su ncbi.nlm.nih.gov del 2015 condotto da un team di esperti dell’Università di medicina e farmacia di Cluij-Napoca in Romania, la Veronica Officinalis ha come principali componenti l’acido p-coumarico, acido ferulico, luteoline, ispiduline e β-sitosterolo. Lo studio ha mostrato che l’estratto di Veronica grazie al suo fitocomplesso mostra spiccate capacità antiossidanti, in grado di preservare la pelle dall’invecchiamento cutaneo causato dai radicali liberi. Sono notevoli anche le sue proprietà antibatteriche soprattutto nei confronti dei ceppi dello stafilococco aureo. Per quanto i riscontri scientifici siano ancora esigui l’estratto della pianta può essere utile nel trattamento di pelli arrossate, colpite da acne batterico o più in generale affette da sensibilizzazioni infiammatorie.


E ora un po’ di storia…

Il nome di Veronica Officinalis fu dato alla pianta da Carlo Linneo nel secolo XVIII associandola all’immagine di Santa Veronica da Benasco. L’etimologia del nome potrebbe derivare dalla storpiatura medioevale delle parole “Vera Icona”, ovvero “vera immagine”. Un’antica credenza Medievale vedeva nei fiori blu della pianta l’immagine del volto di Cristo. Saint Simon invece racconta come l’infuso della pianta fosse il modo preferito per concludere la giornata di Luigi XIV di Borbone, meglio conosciuto come il Re sole e che visse fino alla veneranda età di 75 anni, un numero da record per l’epoca. Considerata la pianta dei lebbrosi (Herbe aux Ladres) molto ha fatto per il suo successo la tradizione cristiana e il fatto che verso la fine del XVII secolo iniziò ad essere usata come surrogato del te cinese come si spiega nel trattato “De infusi Veronica efficacia preferenda herbae teae” del medico-farmacologo Hoffman F.

Rimedi 

Effettuate degli impacchi sugli occhi affaticati creando un infuso con 50g di rametti fioriti in 500 ml di acqua distillata portata ad ebollizione. Lasciate in infusione per 10 minuti con un coperchio, filtrate e effettuale lavaggi o impacchi imbevendo una garza. Questo infuso può essere utilizzato anche per curare irritazioni cutanee, in quel caso applicate sulle zone interessate garze imbevute.

Create un decotto contro il raffreddore e i mali stagionali facendo bollire in un litro d’acqua per dieci minuti foglie e fiori secchi di Veronica officinalis. Non dimenticate le parti più legnose della pianta. Bevetene due tazze al giorno mezz’ora prima dei pasti.

Nicolò – deanna team