Sempre più brand nell’ambito della Bio Cosmesi producono packaging sostenibili nel rispetto dell’ambiente

Tema estremamente attuale quello del packaging sostenibile, diventato uno dei punti focus nella strategia marketing di numerose aziende. Grazie all’utilizzo di  processi produttivi a basso impatto ambientale, utilizzo degli scarti, riduzione, nuove materie prime, è possibile creare dei packaging innovativi che possono caratterizzare il brand stesso e mostrare ai consumatori il lato estetico dello stile di vita sostenibile.

Sono numerosi i progetti volti alla creazione di un packaging intelligente e all’avanguardia, primario o secondario che sia, visto che sono sempre di più gli studi che confermano percentuali del 40% dei rifiuti in plastica derivante da packaging cosmetico.

Ad esempio, al Luxepack 2018 Pibiplast group ha presentato le sue strategie per un packaging cosmetico ecosostenibile, proponendo l’utilizzo di materie prime derivanti da fonti rinnovabili oppure da materiale riciclato.

Il Green PE e il Green PET sono dei materiali derivanti da fonti rinnovabili come la canna da zucchero, proposti da Pibiplast per la creazione del packaging cosmetico. In particolare, l’unità di misura della fonte rinnovabile, il BCC (bio-based carbon content, carbone di origine vegetale) è la componente determinante per la salvaguardare il l’ambiente. Più elevata la percentuale all’interno dei flaconi, più si ridurranno le emissioni di CO² (il Green PE può contenere al suo interno fino a 97-98& di BBC)

I flaconi di Green PET sono identici al PET vergine, mantengono infatti le stesse caratteristiche di brillantezza, trasparenza, colorabilità, deformabilità. Tuttavia, il BCC di questi flaconi non super il 20%.

Anche Ink Holdings in collaborazione con Texen sta progettando confezioni intelligenti per prodotti cosmetici, dei veri e propri contenitori digitali con display personalizzabili, destinati a flaconi di shampoo, boccette di crema, profumo e tutto ciò che si può immagianre. Tra le possibilità ci sarebbe l’inserimento del proprio nome sul prodotto e l’utilizzo di un microchip capace di leggere il sottotono della pelle, con il fine di aiutare la cliente nella scelta del fondotinta perfetto.

 

 

Come riconoscere un packaging ecologico

Iniziamo con il presentare alcuni materiali.

CA (carta e cartone): soluzione ideale per confezionare prodotti di diversa natura, dal settore alimentare a quello farmaceutico. Tuttavia non rientrano tra i materiali più utilizzati in ambito cosmesi, dove le materia plastiche sono favorite.

Bioplastiche (derivano da materie prime rinnovabili oppure sono biodegradabili o hanno entrambe le proprietà):

PLA: bioplastica compostabile che ha caratteristiche estetiche simili al PET, ma ha una shelf life limitata che lo rende poco compatibile con la filiera cosmetica.

GREEN PE: come accennato precedentemente, è una bioplastica ottenuta da fonti rinnovabili, ovvero è un comune polietilene che anziché derivare dal petrolio è ottenuto dalla canna da zucchero, ma NON è biodegradabile. Essendo però un semplice polietilene, può essere rigenerato attraverso il recupero dei rifiuti urbani. Attualmente è il materiale favorito da molti brand tra cui P&G, L’Occitane, Johnson & Johnson, Danone, che lo utilizzano al 100% o anche in percentuali inferiori.

Il vantaggio nel suo utilizzo è la derivazione da petrolio non estratto ma purtroppo i costi della materia prima sono decisamente elevati.

PET (polietilene tereftalato), PE (polietilene): materiali con cui è possibile produrre dei flaconi a partire da materia prima rigenerata dai rifiuti della plastica del consumo urbano. Il vantaggio nell’uso di queste bioplastiche risiede nel fatto che, come nel caso precedente, il petrolio con cui vengono prodotte non è estratto e il prezzo è contenuto. Gli svantaggi sono nella colorazione che può virare, in quanto partendo da una base grigio chiara e non neutra, così come la profumazione.

PVC (polivinilcloruro), PP (polipropilene): sono riciclabili ma devono essere separati dall’accessorio se questo è composto da materiali diversi ( es. tappi in metallo). Non è detto che un materiale riciclabile possa essere trasformato nuovamente nel prodotto iniziale, spesso infatti i materiali riciclati vengono utilizzati per produrre prodotti diversi come il tessuto pile del PET o i tubi della rete idrica del polipropilene

GL (vetro): è uno dei materiali più facili da riciclare e verrà utilizzato per produrre flaconi e vasi per creme oltre che bottiglie per vino.

Proprietà

Biodegradabilità: è la capacità di una sostanza chimica di degradarsi in natura senza effetti negativi sull’ambiente. La carta è biodegradabile, il vetro o la plastica generalmente non lo sono affatto oppure sono biodegradabili a lungo termine.

Riciclabilità: è la capacità di alcuni prodotti di essere rigenerati.

Compostabilità: È la capacità di un materiale di degradarsi in un periodo di 6 mesi in determinate condizioni, secondo la normativa europea EN 13432. Il compostaggio tecnicamente è un processo biologico aerobico controllato dall’uomo, che porta alla produzione di compost a partire da residui vegetali e animali, mediante l’azione di batteri e funghi. Il compost può essere utilizzato come fertilizzante per le coltivazioni.

Per capire quali imballaggi e prodotti sono compostabili, bisogna verificare se viene riportato il simbolo della certificazione.

Quindi, come facciamo a riconoscere se un packaging è realmente green ?

I materiali elencati sono tutti in qualche modo ‘’ecologici’’, limitano infatti il proprio impatto sull’ambiente rispetto alla materia prima vergine.

L’unico modo per stabilire con certezza quale tecnologia si più ecologica di un’altra è l’analisi del ciclo di vita di un prodotto (LCA, Life Cycle Assestment) che punta a stabilire la quantità di risorse consumate e la quantità di elementi chimici dannosi prodotti durante l’arco di vita di un prodotto. Il risultato delle analisi sarà il valore che le aziende dovranno comunicare al consumatore finale alla fine della filiera.

 

 

 

Le sigle e i simboli

 

Per capire se le materie prime utilizzate siano riciclate e riciclabili, le sigle sono associate al classico simbolo del riciclo, le tre frecce che si rincorrono formando un triangolo.

I primi 6 simboli nell’immagine seguente si riferiscono alle materie plastiche: ciascuna sigla è preceduta da una R che sta per la parola “recycle”. L’ultimo simbolo invece, riguarda la carta: i due numeri in alto, variabili, indicano il primo la percentuale di carta riciclata impiegata e il secondo la percentuale di carta riciclabile.

È possibile trovare altre marcature in grado di dare informazioni sulle tecniche di lavorazione e produzione della confezione. Inoltre per identificare un il modo in cui è stato lavorato un determinato materiale, oltre alla sua tipologia, se è riciclabile o meno e in quale tipologia di raccolta differenziata smaltirlo, esistono dei simboli identificati, i ”bollini verdi”.

Greta – Team Deanna