É del 2006 l’articolo”Plant neurobiology: an integrated view of plant signaling”. In cui, per la prima volta, si è parlato di “intelligenza” delle piante. I trentasei firmatari tra cui l’italiano Stefano Mancuso, fondatore del centro di neurobiologia vegetale di Firenze, sostengono l’esistenza di capacità intellettive nelle piante. Queste infatti sarebbero in grado di analizzare l’ambiente in cui vivono e di modificare la loro attività biologica di conseguenza.

Cos’è la neurobiologia vegetale?

Come già Charles Darwin aveva intuito nel libro “The power of movements of plants” le piante sarebbero in grado di rispondere alla raccolta di determinati stimoli ambientali. L ’impulso di tali mutamenti si pensò provenisse dalle radici. Queste teorie, abbandonate per secoli, sono state riprese con successo dal professor Mancuso. Le suescoperte sono state la base per numerose ricerche in tutto il mondo. La neurobiologia Vegetale prende in prestito i termini della neurobiologia animale. Si focalizza principalmente sullo studio delle strutture e delle patologie dei sistemi per la risposta agli stimoli esterni.

Opera Gola Hundun

Detrattori

Le teorie del professor Mancuso hanno sortito l’effetto di una vera e propria bomba atomica nel mondo della fisiologia vegetale. Non sono mancate le risposte di scettici e detrattori. Il fil Rouge delle contestazioni è rappresentato dalla mancanza di studi, risorse, scienziati e terminologia specifica. É infatti difficile disgiungere il concetto di intelligenza da quello di neuroni, synapsis e cervello.

La risposta

Il dottor Mancuso spiega che ciò che rende difficile considerare l’intelligenza vegetale sia l’antropocentrismo. Quella delle piante è così diversa da quella degli animali che è difficoltoso vederla perché non sottostà alle leggi umane. In realtà il “cervello” dei vegetali è diffuso e distribuito in tutti gli apici delle radici. Questi agiscono come entità autonome in grado di scambiare tra loro informazioni. Così si trovano esempi di piante che sfruttano l’aiuto delle formiche per difendersi da attacchi di più voraci predatori. Altre ancora secernono sui loro semi sacche di cibo, chiamate eleosomi.Grazie a queste le formiche mangiando si occupano della semina.

Commento

Ora che evidenze scientifiche hanno dimostrato la sofisticata intelligenza delle piante è sempre meno possibile sottrarsi al ragionamento. Questo è rivolto a tutti quegli esseri umani che, ovattati nelle loro esistenze comode, pensano meno di una pianta. Come i vegetali si dovrebbe essere in grado di modificare continuamente le proprie abitudini. Ritrovare un perduto contatto con una natura che ancora molto ha da insegnare. E invece no. Si continua a vivere in città sempre più grandi con enorme impatto ambientale (qui l’ultimo pezzo sulla ricerca del packaging sostenibile). Si preferisce la superficialità del “subito” alla qualità. si rischia di rovinare un progetto, nato con nobili intenti, perdendosi.

Grazie a tutti per l’attenzione, è stato un piacere

Nicolò Galeri