Fin dall’antichità l’uomo ha cercato modi per pulire la propria pelle: gli Indios del sud America frizionavano ceneri sul corpo per poi immergersi nell’acqua. Greci e Romani in seguito ai bagni termali passavano sulle membra lo strigile, strumento in bronzo formato da una protuberanza ricurva che aiutava l’eliminazione del sebo e delle impurità. La storia ha poi regalato altri peculiari metodi di pulizia: nel settecento la convinzione che l’acqua fosse malsana portò alla moda della detersione a secco con l’ausilio di crusca o ciprie.

     

Furono gli arabi infine a gettare le basi per i moderni saponi con l’introduzione di quello a base di soda caustica.

Da questo periodo in seguito tutti i detergenti per la cura di pelle e capelli furono formulati con tensioattivi, ovvero degli sgrassanti che attaccano le secrezioni sebacee rimuovendole. Questo metodo definito per “contrasto” risulta aggressivo per l’epidermide in quanto indebolisce il film idrolipidico della pelle e la cheratina dei capelli.

La detersione per “affinità” invece garantisce una maggiore delicatezza nei confronti di pelle e capelli. Infatti questa pulizia si basa sulla presenza di una sostanza oleosa o grassa che possiede affinità con il film idrolipidico. È proprio grazie a questa affinità chimica che il detergente si lega con lo sporco che sarà poi rimosso grazie al risciacquo.

Può considerarsi detenzione per “affinità” quella effettuata attraverso l’ausilio di olii vegetali, come l’olio di mandorle o di germe di grano, che massaggiati sulla pelle inumidita e poi risciacquati eliminano impurità e idratano a fondo.

 

Nicolò – Team deanna