Il problema delle fragranze – La richiesta di prodotti biologici in Italia è in continua crescita. In Europa, stando ai dati forniti da repubblica.it su uno studio di Organic Monitor, la spesa per i prodotti naturali-biologici rappresenta un settore che vale circa due miliardi di euro. Il paese che più investe nella bio-cosmesi è la Germania, a seguire l’Italia, la Francia e l’Inghilterra. Abbiamo già dedicato ampio spazio per capire come riconoscere un cosmetico di origine naturale (qui per recuperare l’articolo) oggi l’editoriale è dedicato a comprendere meglio quali sostanze sono presenti nei prodotti senza comparire in etichetta.

In molte formulazioni, anche naturali, compare la dicitura fragrance o perfume. Una miscela di sostanze non meglio identificate volte a migliorare l’esperienza olfattiva offerta dal prodotto. Il più delle volte ci si trova di fronte a sostanze aggressive come allergeni o sensibilizzanti cutanei il cui impatto sull’organismo è dubbio. L’Environmental Working Group spiega che la dicitura “fragrance” andrebbe letta come “prodotti chimici nascosti”. La FDA (food and drug administration) è l’ente americano che, fra le altre cose, si occupa delle regolamentazioni cosmetiche e obbliga ad elencare tutte le sostanze presenti nel prodotto. Fanno eccezione le profumazioni dato che sono considerate formule commerciali segrete.

Cosa possono contenere le fragranze?

Dato che nella maggioranza dei casi gli ingredienti del profumo non vengono esposti, le fonti si basano su studi di  scienziati indipendenti. Sempre secondo l’EWG le sostanze più pericolose che possono essere presenti nei profumi sono: gli ftalati e i muschi artificiali. I primi hanno effetti molto negativi sul sistema riproduttivo maschile. I muschi chimici invece sono sostanze capaci di creare intossicazioni croniche, cioè di accumularsi nell’organismo e produrre effetti negativi sul lungo termine. Alcune tipologie di muschi chimici si sono introdotte nel latte materno, altre invece hanno aggravato alcuni generi di cancro.

In un recente articolo de La Stampa si riporta lo studio condotto dallo zoologo canadese Rick Smith, direttore dell’Environmental Defence della California. Questo approfondimento scientifico ha portato alla luce sostanze non riportate in etichetta come il Lilial e il salicilato di benzile, due allergeni aggressivi e il BTH (butilidrossitoluolo) un conservante e stabilizzante potenzialmente cancerogeno e collegato ad effetti negativi sulla tiroide.

In che modo si può difendere il consumatore italiano?

Per quanto riguarda sostanze non presenti in etichetta il consumatore non possiede certezze su cosa sia presente di dannoso in un prodotto. Però le certificazioni offrono una buona garanzia. Queste sono rilasciate da organi indipendenti con standard di selezione molto severi, quindi assolutamente affidabili. (qui per saperne di più). In questa direzione, per quanto riguarda le fragranze, si muove la CCPB. Anche sul sito web della certificazione si parla di questa falla nella  legislazione ma assicurano che gli standard della certificazione sono molto severi. Si basano infatti sulle regolamentazioni di altre due certificazioni: quella per “cosmetici biologici e naturali” e “NATRUE”. Queste hanno come requisiti fondamentali l’uso di fragranze di origine naturale, per la prima, e di profumi completamente naturali per la seconda.

Molto spesso può capitare che leggere le etichette non basti per tutelare il consumatore, in questi casi correranno in aiuto le varie legislazioni e, sopratutto, le certificazioni.

Nicolò – deanna team