Il tema della bio- cosmesi o cosmesi sostenibile sta interessando sempre più l’opinione pubblica. Per le aziende riuscire a trovare elementi di derivazione naturale che possano incontrare le necessità e l’accettazione del consumatore sta diventando una vera e propria sfida.

Una delle maggiori controversie in materia è la definizione di “naturale”, organico e sostenibile. Infatti esistono molteplici elementi completamente naturali che però hanno un fortissimo impatto ambientale durante la lavorazione o la raccolta.

Un altro punto fondamentale per la bio-cosmesi è che più un elemento è naturale più gli effetti benefici si vedranno sul lungo termine. Comprendere quanto un prodotto possa effettivamente definirsi sostenibile è abbastanza ostico. Per esempio in alcune formulazioni elementi ricreati chimicamente potrebbero essere necessari. L’obbiettivo comune dovrebbe essere quello di allineare le esigenze del consumatore con quelle dell’ambiente.

Quello che la natura offre è una vastissima gamma di grassi vegetali che possiedono le più differenti possibilità di impiego, in grado di soddisfare ogni genere di esigenza.

Esistono olii che non lasciano alcun tipo di residuo untuoso e si dimostrano perfetti nelle creme solari e negli olii per massaggio. Il termine generico “olio” con cui si indica indistintamente ogni tipo di grasso vegetale, non è del tutto corretto. Molti si presentano sotto forma di cere e burri pur avendo una simile struttura molecolare. Ciò che li differenzia maggiormente è il punto di fusione e il punto di (ri)solidificazione.

Cere o trigliceridi?

Nei grassi naturali la macro divisione è tra i trigliceridi e le cere. I primi sono triesteri di glicerina che reagiscono con tre equivalenti di acidi naturali. La cera invece è un estere che viene dalla combinazione tra acidi a lunga catena con alcoli a lunga catena. La saponificazione è un passaggio fondamentale nella produzione di cosmetici e indica la rottura di questo genere di legami. Durante questa reazione dal trigliceride viene liberata la glicerina, solubile in acqua ma non nei grassi. Dalla cera invece si libera un alcole grasso insolubile in acqua ma solubile nei grassi. Molto spesso capita quindi che le cere siano unite a resine di idrocarburi per essere più stabili e d utilizzabili. Uno dei trigliceridi maggiormente utilizzati nella bio-cosmesi è il Prunus amigdalus oil, l’olio di mandorle dolci, mentre una cera usatissima e spesso confusa con un olio è la cera liquida di jojoba.

Classificazione

Mentre le cere hanno tra loro caratteristiche talmente diverse da dover essere prese in considerazione singolarmente, i trigliceridi si possono classificare in base al numero di carboni e al livello di saturazione. Il numero delle molecole di carboni presenti nella molecola comporta la variazione dell’untuosità dell’olio. Invece il livello di saturazione è determinato dal livello del numero di iodio. Più questo aumenta più cresce la fluidità dell’olio e diminuisce il suo punto di fusione.

Quando le aziende devono scegliere i m migliori principi attivi da inserire nelle proprie formulazioni devono considerare molteplici fattori. L’intento condiviso per il prossimo futuro dovrebbe essere il desiderio di allineare le esigenze del mercato con quelle dell’ambiente per ridurre su esso l’impatto della popolazione umana.