Fretta sociale: cosa s’intende?

Salvador Dalì, la persistenza della memoria, 1931

In una recente discussione telefonica riguardo la secchezza labiale mi sono sentito rispondere come il burro di Karitè fosse un buonissimo rimedio, ma inadatto, perché non avrebbe mostrato miglioramenti fin da subito. É stato proprio quel “da subito” che ha fatto nascere un ragionamento sul concreto valore che si dà al tempo. Se qualcosa non si dimostra efficace nell’immediatezza, semplicemente mal si abbina allo stile di vita odierno.

Nascita della “fretta sociale”

Sembra infatti che la concezione del tempo sia cambiata, diminuita quantomeno. La risposta però, contrariamente a quanto verrebbe da pensare, non è da ricercarsi nelle ultime innovazioni tecnologiche che hanno effettivamente velocizzato alcune azioni. Non sono i social network ad avere cambiato il concetto del tempo, anzi essi sono stati una mera risposta a meccanismi sociali nati tempi addietro. Secondo il filosofo tedesco Hartmut Rosa tutte le innovazioni tecnologiche a partire dal XVIII secolo come la macchina a vapore, la ferrovia e la rivoluzione industriale sono state una risposta ad un cambiamento di mentalità sociale. Sono questi i primi anni in cui si inizia a voler “risparmiare tempo” nei trasporti, nelle produzioni e nei consumi. In questo modo le innovazioni tecnologiche si fanno garanti della stabilità sociale. É poi nel XXI secolo che l’accelerazione diventa indispensabile per evitare il tracollo. La perdita dello status quo potrebbe gettare nel caos la maggior parte degli stati moderni.

Rifugio nel luogo comune

Ora viene effettivamente in aiuto uno dei maggiori luoghi comuni del periodo, la frase che da sola è in grado di animare per ore anche i migliori salotti: il tempo è un lusso. Per quanto l’associazione di queste due idee possa far rabbrividire, provate a fare un effettivo calcolo delle ore di tempo libero che avete a disposizione in una settimana. Basta pensare che un manager in media ha a disposizione, in un giorno, 60 minuti di tempo libero, quindi una media di 7 ore a settimana.

Stella McCartney campagna a/i 2017

In quest’ottica la risposta alla continua accelerazione sembra essere la fretta. Tutto subito, qui ed ora. La domanda che sorgerebbe spontanea è, assodato il tempo come il lusso contemporaneo, perché non si scelga di dedicare questo lusso a se stessi. Se le conseguenze della fretta devono essere fenomeni come il fast fashion, si ricordi che l’industria tessile produce circa 200 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, o cosmetici con sostanze effettivamente dannose, a volte perfino cancerogene, ma in grado di dare una parvenza di miglioramento nell’arco di una notte, forse si dovrebbe pensare a soluzioni alternative.

Quali soluzioni alternative?

Opera del progetto Plastic Ocean Project by Bonnie Monteleone

 

In questo senso ciò che potrebbe aiutare è il libero arbitrio dell’uomo-consumatore. Si dice che un uomo sia la somma delle scelte che ha effettuato. Tra queste ci potrebbe essere quella di di dedicare del tempo ai propri pensieri, inclinazioni, approfondimenti o più semplicemente a se stessi. Quello che al momento s’impone è che delle scelte siano fatte per l’ambiente, per il futuro, per i posteri. Questo spaventa dato che implica il ragionamento. L’ignavia può sedurre, ma ormai non può più costituire la Scelta.

Opera dell’artista Tan Zi Xi

Nicolò – deanna Team