Il problema della plastica – Qualche tempo fa la notizia dell’isola di plastica che galleggia al largo del Pacifico sembra aver sconvolta l’opinione pubblica. Ciò che avrebbe dovuto sconcertare è la lentezza con cui si è giunti alla conclusione che tutta la plastica che pervade la società andasse a disperdersi nell’ambiente. Il materiale eterno creato per l’usa e getta rappresenta una parte fondamentale delle esistenze odierne, secondo uno studio del wwf anche della dieta. É stato recentemente riportato in un articolo del Post Internazionale lo studio secondo cui ogni settimana un individuo consuma in media 5 grammi di plastica. In un anno la cifra sale a circa 250 grammi, più o meno il peso di una Barbie intera completa di scarpette e capelli.

Il problema della plastica è sempre più pressante, le circa sei isole di rifiuti di plastica che galleggiano nei nostri oceani lo ricordano. La necessità ormai è quella di avere la buona volontà di cambiare le proprie abitudini, non solo per i posteri ma anche per una semplice questione di rispetto per il pianeta che ha generato la vita.

Esempi Virtuosi

Recentemente alcuni esempi, che fanno ben sperare sull’abbandono della plastica, sono stati forniti. É il caso dello store Ekoplaza di Amsterdam configuratosi come primo supermercato senza plastica. Con circa 700 prodotti Plastic free è stato il primo esempio nel retail, con la volontà di estendere l’esperimento agli altri 74 store della catena, entro la fine dell’anno.  Il negozio londinese Thorton Budgens ha ripreso il progetto e con lo slogan “CUT PLASTIC OUT” ha messo sul mercato 1700 prodotti confezionati senza plastica. Dalle retine per la frutta in fibra di faggio alle confezioni per bacon in cartone riciclato. La tendenza sembra essere quella dell’abbandono della plastica, anche le normative europee ne hanno vietato l’uso  entro il 2020. 

É sicuro che l’abbandono della plastica non possa avere implicazioni gravi quanto il suo abuso?

La multinazionale petrolifera BP, respionsabile nel 2010 del disastro della Deepwater Orizon, ha condotto uno studio che rappresentava possibili scenari a seguito dell’abbandono della plastica. Non ritengo questa ricerca attendibile per l’entità degli interessi coinvolti; Però considerare tutte le implicazioni possibili a priori di una scelta drastica potrebbe essere l’atteggiamento vincente. Lo studio sostiene che l’abbandono della plastica potrebbe portare ad un abuso di materie rinnovabili quali carta e acqua. Inoltre implicherebbe un imponente aumento delle emissioni di carbonio. Questo perché le materie rinnovabili necessitano di maggiore energia nella fase di produzione, con conseguente aumento dei trasporti a causa del maggior spazio occupato dal materiale. Naturalmente questo punto di vista non è condiviso da scienziati e attivisti: trasportare una bottiglia di vetro richiede forse più energia e produce più emissioni, ma ha la possibilità di essere riutilizzata decine di volte.

Come la pensiamo

La posizione di deanna in merito è contraria all’abuso di plastica, augurandosi che una sua eliminazione (auspicabile?) venga ben ponderata.(scopri i nostri articoli sui packaging sostenibili qui) La storia ha insegnato che le decisioni drastiche come l’abbandono di una fibra naturale a basso impatto come la Canapa, in favore della plastica, molto spesso non si siano rivelate vincenti. L’auspicio è quello che si proceda verso un cambiamento radicale mosso da piccoli accorgimenti quotidiani, ben ragionati.

Nicolò – deanna team