Insidie del naturale – É grazie alla legge 99 del 6 gennaio 1931 che in Italia la dicitura “piante officinali” esiste. Il termine deriva dal latino -officina- dal luogo in cui le piante venivano lavorate per essere utilizzabili. Esse rappresentano un’ampia categoria di specie botaniche accumunate dalla proprietà di essere veicolo di sostanze attive specifiche. In Italia il settore di produzione delle erbe erboristiche è in costante aumento con più di 3000 aziende che si occupano di questo e circa 7000 ettari di superficie coltivata. In questo editoriale approfondiremo la considerazione in cui vanno tenute determinate sostanze, per conoscere i benefici ma sopratutto i rischi connessi alla fitoterapia.

L’arnica montana fa parte delle piante da maneggiare con prudenza.

Parere scientifico

Come sottolinea il professor Fabio Fiorenzuoli, docente presso l’università di Firenze,  nel suo libro -Le insidie del naturale- ciò che deve essere alla base della fitoterapia è la conoscenza degli elementi e la consapevolezza che siano sostanze con un impatto sull’organismo. É solo grazie a questi strumenti che si possono conoscere, e di conseguenza evitare le insidie del naturale. Il consumatore dovrebbe considerare le erbe officinali come veri e propri “contenitori” di sostanze chimiche. Queste svolgono attività biologiche alcune adatte alla cura personale, altre potenzialmente dannose.

L’edera può essere estremamente benefica ma attenzione alle saponine.

Come viene percepita la fitoterapia

Molto spesso il problema si presenta per la considerazione in cui si tengono i rimedi officinali: innocui perché naturali e assunti quindi senza consulenza medica. In questo periodo nella letteratura scientifica stanno aumentando le casistiche dovute ad usi impropri della fitoterapia. Oltre a casi di allergia al singolo elemento, ad esempio, alcuni soggetti hanno mostrato un anomalo e rischioso abbassamento del livelli di potassio nell’organismo a seguito dell’uso smodato di lassativi naturali a base di Senna e Cascara sagrada. Altri ancora invece hanno riportato ustioni e dermatiti in seguito all’uso di olii essenziali puri direttamente sulla pelle, sopratutto quello di rosmarino (qui per conoscere tutte le sue proprietà) quando sarebbe sempre meglio legarli ad un olio vettore.

In caso di patologia il consiglio della redazione è quello di consultare sempre un medico in caso di patologie e di cercare insieme il percorso più adatto da seguire.

L’olio essenziale di rosmarino non deve essere utilizzato puro.

Elementi variabili

Assodata questa considerazione esistono delle caratteristiche, legate a fattori esterni, difficili da verificare. Innanzi tutto la variabilità delle quantità di principi attivi presenti nella pianta, che dipende da svariati fattori quali la latitudine, l’idratazione del terreno, l’esposizione alla luce del sole e l’altitudine. La qualità della pianta diventa quindi una protagonista fondamentale e questo si riflette sull’efficacia del preparato. Esistono infatti i più svariati preparati ognuno adatto alla valorizzazione di un aspetto del fitocomplesso: ogni preparato ha un determinato ruolo specifico.

Un’ altra questione importante si pone se desiderate raccogliere da soli le vostre erbe: quella della contaminazione. Infatti è ben difficile comprendere attraverso un veloce sguardo se il terreno su cui si sta per raccogliere la pianta sia sicuro o no. Teoricamente si può considerare abbastanza stabile un terreno su cui siano presenti altre coltivazioni destinate all’uomo. Se preferite essere sicuri al 100% delle vostre erbe rivolgetevi ad un rivenditore qualificato.

Preparati

Una volta ottenute le erbe bisogna essere sicuri di utilizzarle al meglio per non guastarne i principi attivi e ottenere i risultati migliori. Abbiamo selezionato i due preparativi utilizzati, molto comuni anche nelle ricette che diamo di solito su deanna.it, per preparavi alle prossime ricette che abbiamo in serbo per voi. In questo modo potrete evitare fraintendimenti e insidie del naturale.

Infuso

L’infuso è uno dei metodi di estrazione di principi attivi più efficace sopratutto quando si ha a che fare con sostanze volatili. Esso si ottiene versando acqua bollente in un recipiente con le erbe polverizzate o triturate fresche. Si lascia in infusione, per un tempo che di media va dai 5 ai 15 minuti in base alle erbe scelte, con il coperchio.Trascorso questo periodo l’infuso è pronto per l’utilizzo.

Decotto

Il decotto invece è più adatto a droghe legnose e stratificate che non contengano attivi volatili. Questo si ottiene facendo bollire in acqua le droghe inserite sminuzzate a freddo. Si consideri la consistenza della droga proporzionale al tempo di cottura. Da 6 a 30 minuti per le erbe più dure, 5-10 minuti per le non dure. In ogni caso all’ebollizione dovrà seguire un periodo di infusione di circa 8-10 minuti.

Nicolò – deanna team